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Fuggimmo in Svizzera

(archivio privato Famiglia Sinigaglia )

a cura di Karianne Fiorini sulla testimonianza di Giorgio Sinigaglia

Film in 8mm: un gruppo ben vestito, tre uomini e una donna, passeggiano in Piazza Maggiore, sorridono alla cinepresa, si mettono in posa ai piedi di una fontana. È il 14 maggio 1962, l’inizio della primavera bolognese, e non é una passeggiata qualunque. Uno dei tre é un vecchio ufficiale sudafricano di nome Whyte. Insieme a lui, Giorgio Sinigaglia, l’uomo che sta dietro la cinepresa, riuscì, da ragazzo, a scappare in Svizzera nel 1943 con il padre Attilio, la madre e la sorella, quando le persecuzioni nazifasciste in Italia erano ormai al culmine. Fu il comitato di Liberazione Nazionale di Modena ad organizzare precipitosamente la fuga, fornendogli passaporti falsi. Con Whyte e altri due ufficiali dell’esercito degli alleati scappati dal campo di Fossoli la famiglia Sinigaglia intraprese l’avventuroso viaggio verso la Svizzera. I Sinigaglia quel giorno lo incontrano per la prima e unica volta dopo 19 anni.



Attilio Sinigaglia e David Whyte in un caffè di Piazza Maggiore (fotogramma)



Whyte e un particolare della fontana del Nettuno (fotogramma)



Giorgio Sinigaglia con Whyte di fronte alle foto dei partigiani caduti

 

Sequenze tratte dal film dell'incontro girato in 8mm (2' circa, formato Real Media)

 

Indietro. Attilio Sinigaglia, nato nel 1894, apparteneva a una famiglia ebraica veneziana benestante. Era stato sergente maggiore nel reparto lagunari dell'esercito italiano nella Grande Guerra.


Foto di Attilio in divisa


I Sinigaglia erano proprietari di un negozio di tessuti pregiati a Venezia, sul Ponte di Rialto.


Cartolina postale


Attilio si fidanza e si sposa con Lina Levi verso la metà degli anni Venti. Nel 1925 nasce Elena e nel 1928 Giorgio. Anche Ester, la sorella di Attilio, negli stessi anni sposa Pierino, amico del fratello e rampollo della famiglia cattolica veneziana Mainardi.


A Venezia

 


Pierino Mainardi

 

La famiglia Mainardi gestisce il commercio del pesce in città (attività ben documentata da un film che i Mainardi fecero realizzare, probabilmente a scopo promozionale).


fotogramma dal film sulla pescheria


fotogramma dal film sulla pescheria

 

Pierino filma la vita di quegli anni che precedono la guerra, la spensieratezza dei momenti di svago al Lido, in spiaggia e nella villa dei Sinigaglia, quella villa Alba che, pur non appartenendo più a loro, visitano ancora ogni anno. Sono anni di agiatezza e giovinezza.


Attilio e le nipoti al Lido di Venezia

(Selezione dei film in 9,5mm dei Mainardi-Sinigaglia dalla serie Fantasmi da addomesticare 2)

Attilio amplia l'attività di commerciante di tessuti prima a Mantova e poi a Bologna dove si trasferisce con la famiglia nel 1934-35. Nella città emiliana il figlio Giorgio frequenta la Scuola Elementare e nell'anno scolastico 1938-39 si iscrive all'Istituto Tecnico Marconi, ma a causa delle Leggi razziali non può però frequentare. Per questo motivo finisce in una Scuola ebraica nella quale insegnavano i docenti ebrei cacciati dalle scuole “normali”.


Giorgio Sinigaglia alle scuole Pascoli di Bologna, 1937 (ingrandire foto per individuare Giorgio)



Il nucleo familiare al completo (da sn a ds: Giorgio, Attilio, Lina ed Elena). Un momento felice a Cortina nel 1937

In Svizzera, dopo la fuga del 1943 Giorgio frequenta la Scuola Commerciale di Bellinzona ed è ospitato da una famiglia italo-svizzera. Nell'anno e mezzo in cui risiedono in Svizzera Giorgio annota nel suo diario le sue impressioni, e tutti gli eventi accadutigli fino all'aprile del '45, dal rischioso viaggio verso la Svizzera, all'incontro, in un campo di raccolta svizzero, con un altro profugo, il suo vecchio Preside della scuola elementare, il Professor Pardo, con il quale si ritrova nella fila per la spidocchiatura. Giorgio Sinigaglia racconta quest'episodio ricordando l'imbarazzo provato in quell'occasione, essendo entrambi nudi. Il diario prosegue poi con il racconto della sua vita quotidiana nel Canton Ticino, per alcuni ebrei terra di rifugio e di salvezza. I primi giorni di maggio del 1945 la famiglia Sinigaglia ritorna in Italia.


Una pagina del diario di Giorgio sui giorni della fuga (1943). Ingrandire per leggere

A Bologna i Sinigaglia trovano la loro casa di Via Montebello distrutta, e il loro negozio in Via Ugo Bassi n.8 occupato da un’altra famiglia italiana durante il loro esilio, i Germani Scapino con i quali condividono il negozio per alcuni mesi per poi riappropriarsene essendo i loro diritti finalmente riconosciuti. Comincia un'altra vita, di ebrei di nuovo assimilati nella società italiana. E finalmente, passate le difficoltà, sia il padre Attilio che il figlio Giorgio possono prendere in mano la cinepresa e documentare di nuovo i loro momenti felici e la loro vita quotidiana, tra i quali nel 1962 l'incontro con l'ufficiale Whyte.