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Sognando l'Africa
ricerca
a cura di Simona Bonini che ha recuperato i film, le fotografie e i
documenti della sua famiglia
Mia zia con un tubino a scacchi marrone, una gonna à volè che scende le scale dopo essere stata in visita alla miniera di diamanti, la Williamson Diamond Mine, una delle miniere più grandi del mondo. Guarda in camera il suo volto sempre più vicino mi rimanda a quello delle attrici degli anni sessanta. Mio zio al suo fianco, vestito sempre di bianco, calze rigorosamente bianche fino al ginocchio. Sono a Mwadui, appena sposati, si nascondono dietro le piante del proprio giardino; mia zia gioca a girotondo con una dalia gialla in mano. Mio cugino Giorgio che gioca insieme al suo nana di fianco un recinto con dei bambini neri in fila fermi a guardare. Giorgio e Robi che crescono. Mio padre, Enrico che viene ripreso solo qualche volta, è sempre in giro, a distanza di anni ancora non ho capito dove veramente vivesse in quel periodo, mi ha parlato di lunghi tramonti nel deserto ma poi quale deserto? La corsa all’ippodromo, mio nonno Armando va pazzo per le corse… e gli aeroporti, quanti aerei, quante visioni dall’alto. Sulla nave per delle vacanze in Italia, mia zia distesa al sole. La caccia di elefanti. Quanti pericoli, dice mio nonno. Di nuovo mia zia che con il fucile a spalla sorride a mio zio. Era sempre Anna che sparava, altro che tuo zio, tuo nonno guidava il land rover e tua zia dietro che sparava, dice mio papà. Mi chiedo se sapevano che cosa stava succedendo nel paese dove vivevano o nel mondo, in quei momenti. L’ultima danza, questo è il titolo trovato su di una bobina. Mia nonna che balla con mio nonno.
I
film Montaggio di 6' ca, sequenze dai film 8mm e Super8 (1962-1970) - il matrimonio di Anna Bonini e Franco Benedetti 1962 - Geita, casa dove si trasferiscono 1963 - battesimo Giorgio, il primogenito 1964 - viaggio in nave e vacanza in Italia 1965 - Mwadui, nuova casa 1965 circa - vita a Mwadui (1965-1970), riprese della quotidianità, la Williamson Diamond Mine, i safari, le feste, la nascita del secondo figlio Roberto, il - ritorno definitivo in Italia in aereo
Una
storia di diamanti Armando Bonini Baldini nasce in terra umbra, a Bevagna, il 6 giugno del 1913, e ha quattro fratelli, Antonio, Maria, Santina e Giacomo. Cresce in una famiglia di contadini ed è l’unico tra i fratelli ad essersi diplomato grazie ai soldi che gli venivano inviati dal fratello di suo padre, Enrico, trasferitosi dall’età di diciotto anni in Tanzania. Enrico Bonini Baldini nasce a Bevagna il 13 Aprile del 1884, vive in un orfanotrofio ma divenuto maggiorenne è costretto ad andarsene. Un avvocato di Roma, un certo Pertini, quasi suo padre acquisito, lo manda in Africa perché là conosce qualcuno che gli potrebbe trovare un lavoro. È il 1903 quando Enrico in nave parte per l’Africa. Le notizie riguardanti questo zio in Africa sono molto vaghe e lontane, c’è chi dice che col tempo si fosse comprato cinque navi per curare il trasporto merci sul Lago Vittoria e che sempre in Tanzania abbia casualmente incontrato un geologo canadese di nome G. Williamson in cerca di “diamanti” e lavorando con lui come assistente abbia scoperto una miniera di diamanti nel distretto di Shinyanga, sempre in Tanzania. Si dice che non riuscì a certificare la scoperta perché venne rinchiuso in un campo di concentramento inglese, Koffiefontain in Botswana, per mancata collaborazione, e che li morì di malaria il 31 agosto del 1943. Non era sposato e non aveva figli legittimi, così lasciò i suoi averi a suo fratello Giovanni, appunto il padre di Armando. L’eredità consisteva in due aziende agrarie a Kibara, due appartamenti con rispettivo terreno a Mwanza, località Mocongoro Road. Giacomo, il maggiore della famiglia viene inviato dal padre come delegato ad amministrare il nuovo patrimonio. E’ il 1945: Armando si è sposato con Lucia Lolli, ha avuto due figli, Anna di cinque anni ed Enrico invece appena nato. La guerra è finita e i soldi scarseggiano e di lavori non se ne trovano, tutti dicono che in Venezuela c’è lavoro. Così lo stesso anno Armando parte da solo a cercar fortuna. Arrivato a Caracas riesce sia a trovare lavoro che casa. Vive in Avenida Spagna n.55 e lavora prima come meccanico, poi come capo officina. Apre una ditta privata di trasporti Caterpillar per la costruzione della Panoamericana. Viaggia da Caracas a Panama della Negra e Panama dell’Aquila fino a raggiungere i 5.400m di altitudine…(”Mancava l’aria, l’ossigeno, il motore non rendeva più. Il difficile era per scendere, le manovre da fare nelle curve… ci impiegavo un giorno per salire e un giorno per discendere ogni montagna in tutto venti giorni di viaggio). La famiglia lo raggiunge un anno dopo, Lucia apre un ristorante-pensione in una parte della casa.
È il 1955 quando Armando viene richiamato dal padre in Italia per diventare il nuovo amministratore dell’eredità in Tanzania al posto di suo fratello Giacomo. Quindi lo stesso anno parte in nave, come suo zio aveva fatto cinquanta anni prima, e arriva a Mwanza , località Mocongoro Road, sul Lago Vittoria. Sua moglie e sua figlia lo raggiungeranno due anni dopo, mentre suo figlio Enrico arriverà dopo tre anni accompagnato sempre in nave da suo zio Antonio.
Vivono tra Mwanza, dove hanno la casa, e Kibara, dove possiedono duecento ettari di coltivazione di cotone; e dove i braccianti sono dei neri pagati tre, quattro scellini al giorno. Armando costruisce un battello per viaggiare tra le due città e per trasportare carburanti per le aziende del luogo.
Sono gli anni ’60, nel 1962 Anna sposa Franco Benedetti, conosciuto tre anni prima a Bevagna, in una piccola chiesa di Mwanza, in cima ad una collina.
Andranno a vivere in una casa di legno, rossa, a Geita, vicino ad una miniera d’oro e poi si trasferiranno a Mwadui, città costruita intorno alla Williamson Diamond Mine (la stessa miniera che si diceva essere stata scoperta da Enrico Bonini). Qualche anno più tardi anche Armando e Lucia si trasferiranno a Mwadui. Armando lavora alla Williamson Diamond Mine come capo officina del settore heavy repair section, A tutti i dipendenti la Williamson Diamod Mine dava una casa, i servizi degli autobus gratuiti e medici inglesi, ma era obbligatorio da parte dei dipendenti dare lavoro come servitù a uno o due neri, che avevano a disposizione una piccola casa giusto a fianco a quella dei padroni. È il 1964, e oltre ad essere ricordato come l’anno dell’indipendenza della Tanzania, dalla famiglia Benedetti sarà infatti ricordato come l’anno in cui la sua famiglia iniziò ad ingrandirsi: nasce Giorgio; il primogenito, che sarà poi seguito da Roberto detto Robi nel 1967. Tutto splende e tutti sorridono di fronte alla cinepresa ma i bambini crescono e Anna e Franco devono decidere come istruire i propri figli, l’indipendenza aveva creato un po’ di “movimento” e quindi nel 1970 decidono di ritornare in Italia, a Milano (“…oramai l’Africa era finita…”). Armando e Lucia restano comunque in Africa ma sono costretti ad andarsene dalla Tanzania: 30 luglio 1971 il governo Tanzano espropria cinque appartamenti ammobiliati, situati in Mwanza, sul lago Vittoria, il 14 ottobre riceve una lettera dal ministro dell’interno che l’invita a lasciare definitivamente la Tanzania entro due mesi. Tra il 1972 e 1983 vivono tra la Nigeria e la Liberia dove Armando svolge il suo lavoro di capo officina di macchine movimento terra. Ma nel 1983 ritornano definitivamente in Italia per stare più vicini alla sua famiglia.
Contesto
storico Il 1960 fu chiamato l’anno dell’Africa. Furono diciassette i nuovi stati che in quell’anno conquistarono l’indipendenza. Il movimento fu in larga parte pacifico: le potenze europee già da tempo si erano convinte della necessità di riconoscere l’irreversibilità del fenomeno della Decolonizzazione. Non ovunque tuttavia il processo fu indolore. In Kenya, l’indipendenza giunta nel 1963 fu preceduta dalla guerriglia dei Mau Mau contro i coloni, mentre Congo ex belga, dove particolarmente vistose erano le condizioni di arretratezza, si produsse una situazione di instabilità politica, incentivata dalle permanenti mire egemoniche degli ex colonialisti.
Negli
anni successivi, risultarono evidenti le difficoltà che tutti
i nuovi stati incontravano: l’ineludibilità delle
condizioni del mercato mondiale, gli interessi neocoloniali delle
potenze e di molti grandi gruppi privati, il deficit tecnologico,
l’arretratezza dell’agricoltura, le società e le
culture scomposte e rimodellate sulla base di un disegno concepito
dalle politiche coloniali, il peso crescente e spesso ingombrante
delle élites militari. Nell’ Unione Sudafricana venne
inasprito, già negli anni '50 e '60, il regime dell’apartheid.
Storia di Mwadui
mappe www.mwadui.co.uk/mwaduimap_large.html www.sas.upenn.edu/African_Studies/CIA_Maps/Tanzania_19886.gif
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