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Art of Memory
di Woody
Vasulka,
USA 1987, 37’, Video
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Rivisitando l’antico meccanismo mnemonico suggerito da Cicerone, ripreso
nel teatro medievale e nel Rinascimento, in Art of Memory Woody Vasulka ci
propone un ritratto del Novecento che ne è anche una drammatica quanto
rigorosa metafora. Protagonisti di quest’opera sono il cinema e la guerra,
le utopie e le rivoluzioni di questo secolo, le arti e i linguaggi
audiovisivi (dalla fotografia al computer) intrecciati – in uno sguardo
che sembra appartenere già a un’altra epoca – fra le ambiguità e le
sfumature della memoria.
Sette atti, perfettamente delimitati, come nel meccanismo ciceroniano: la
violenza nucleare (la voce radiofonica di Robert Oppenheimer, direttore
del progetto Manhattan, commenta carica di sensi di colpa l’esplosione di
Hiroshima: «Mi ricordo di alcuni versi della Scrittura indù, la Bhagavad
Gita: Ora sono divenuto la morte, la distruttrice dei mondi»); la guerra
di Spagna; la rivoluzione sovietica; la guerra nel Pacifico (III-IV); la
sezione I come ouverture; la II nella quale si introduce l’attore
personaggio, antagonista di una sorta di angelo benjaminiano della Storia
o demone meccanico; un epilogo (VII). Sette atti scanditi da un duro,
plumbeo sipario numerico – un muro grigio che cala sugli episodi della
Storia accompagnato da una terribile eco metallica.
Un ampio e affascinante repertorio di immagini d’archivio (fotografie,
frammenti di film e di composizioni musicali, echi radiofonici e
televisivi: la memoria audiovisiva del XX secolo, insomma) ricomposto in
inquietanti e multiformi immagini virtuali (ottenute con il computer: come
la figura angelico/demoniaca che guarda la Storia), galleggianti sui
paesaggi apocalittici e i colori desertici (ritratti elettronicamente) del
Nuovo Messico.
Un omaggio straordinario al film e ai linguaggi audiovisivi classici
ottenuto con i mezzi specifici dell’elettronica da un maestro delle nuove
immagini. Una parabola sul nostro secolo di guerre e di arti; e sul
cinema, testimone di tutte le guerre, segno inquieto dei nostri tempi e di
tutti i suoi “combattimenti per una immagine” (evocati quelli nazisti,
americani e bolscevichi) dei quali l’opera – uno fra i capolavori
cinematografici della nostra epoca – intende rinnovare ed estendere non il
ricordo o la nostalgia ma l’attiva memoria critica.
(Marco Gazzano)
www.homemovies.it
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