Giorni di gloria

Regia: Luchino Visconti (riprese del linciaggio di Carretta e del processo Caruso), Marcello Pagliero (riprese Fosse Ardeatine), Giuseppe De Santis e Mario Serandrei (coordinamento tecnico); soggetto e sceneggiatura: Mario Serandrei; commento: Umberto Calosso, Umberto Barbaro; operatori: Umberto Della Valle, Giovanni Ventimiglia, Gianni Di Venanzo, Angela Jannarelli, Giorgio Lastricati, Giovanni Pucci, Massimo Terzano, De West, Navarro, Reed, Michel Werdier, Vittoriano, Manlio, Caloz, con il contributo dei tecnici del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) di Milano; musica: Costantino Ferri; montaggio: Mario Serandrei, Carlo Alberto Chiesa; fonici: Bruno Brunacci, Giovanni Paris, Vittorio Trentino; produzione: Fulvio Ricci per la Titanus / Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (A.N.P.I.); anno: 1945, durata: 63’.

Il processo al questore di Roma, Pietro Caruso

La fucilazione di Caruso

Il film è il montaggio di numerose sequenze e immagini fotografiche sulle distruzioni causate dalla guerra in Italia; sulle drammatiche condizioni di vita della popolazione; su personaggi e azioni dei fascisti e dei nazisti; su situazioni relative all'Italia libera. Ma i “giorni di gloria” sono quelli della Resistenza: ed è questo tema celebrativo a dominare il tono del film. Combattimenti partigiani contro gli occupanti, rastrellamenti, rappresaglie nazi-fasciste, tedeschi che si arrendono, attività clandestine nella città, lanci con paracadute di rifornimenti ai reparti partigiani; e infine la mobilitazione e gli scioperi che preannunciarono l'insurrezione e la liberazione, a opera dei reparti partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, delle grandi città del Nord: Genova, Torino, Milano, Venezia. Sono quindi sviluppati in particolare due episodi. Il processo a Pietro Caruso (girato da Visconti) è la cronaca vivacissima e drammatica del procedimento contro il questore di Roma, uno dei compilatori degli elenchi di ostaggi da trucidare alle Fosse Ardeatine; durante il processo - che si concluse con la condanna a morte per fucilazione - l'esasperazione popolare portò anche a uno sconvolgente atto di linciaggio (documentato dalla macchina da presa) contro uno degli arrestati, il direttore del carcere romano di Regina Coeli, Carretta. Il tema delle Fosse Ardeatine (con riprese dovute a Pagliero e De Santis) è documentato in immagini di tragica evidenza: il ritrovamento, la ricomposizione e il riconoscimento dei corpi dei 335 esseri umani trucidati dai nazisti e rimasti sepolti per mesi sotto tonnellate di tufo. Di particolare intensità sono anche alcune rare testimonianze sonore di donne parenti delle vittime. Una scritta finale chiarisce gli obiettivi del documentario: «A tutti coloro che in Italia hanno sofferto e combattuto l'oppressione nazifascista è dedicato questo film di lotta partigiana e di rinascita nazionale».

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