Marai: Herbal (Interlude Series)
 
 

di Pater Forgács
b/n, 30’, video
Ungheria 1991


Compositore: Tibor Szemzö
Voce narrante: Kenderessy Tibor
Produzione: FMS HTV


La fragranza, le antiche memorie, i miracoli: i sette capitoli che vanno a comporre questo diario onirico della vita quotidiana sono segnati da un’insostenibile nostalgia, dalla consapevolezza di un vuoto e dal tentativo di riempirlo con l’incantesimo del ricordo. I vecchi filmati conservano la memoria di un’Ungheria “prima della guerra” e compongono l’affresco di un paese ormai entrato nella sfera del mito, dove la giovinezza del paese parla anche di un’innocenza perduta e di un’infanzia irrecuperabile.
“Non capirò mai come il tempo e le esperienze dei dieci anni rimangano i più bei ricordi della mia vita. La perfezione di momenti quasi usciti da un libro di fiabe, la loro bellezza che non potrò più riavere…”; la voce fuori campo lega tra loro le scene di svariati home films, che si susseguono come libere associazioni del pensiero, istaurando tra loro legami che rispondono alla logica del sogno. Una figurina vestita di bianco, una ragazza che sorride nel suo abito nuovo, un treno che parte, un volo di colombe, un bambino con una maschera antigas sul viso, un paesaggio invernale, una famiglia riunita attorno al tavolo da pranzo. Forgács, andando alla ricerca del tempo perduto di un paese e di una generazione, non può che affermare la sedimentazione del passato in un inconscio collettivo, recuperabile solo tramite quella seduta d’ipnosi che è il cinematografo. Ha dichiarato il regista: “…noi sappiamo che tutta una cultura fu distrutta, persa a causa della Seconda Guerra Mondiale. Non sto parlando solo dell’uccisione di milioni di persone, della distruzione di città e paesi, ma anche di uno specifico stile di vita pre-guerra, che ora non esiste più. Le cose, dopo di allora, cambiarono o scomparirono.”

 

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