A Bibó Reader - Private Hungary part 13
Un breviario di Bibó

 

di Péter Forgács
b/n, 69’, video
Ungheria 2002


Musica: Tibor Szemzö e The Gordian Knot Company
Montaggio: Kati Juhász
Voce narrante: Paul Merrick
Produzione: Peter Forgács Production Companies, For-Creation, Nextreme Film


Il tredicesimo capitolo della serie “Private Hungary” si propone di raccontare i momenti nodali e la produzione intellettuale di Istvan Bibó (1911-1979), unanimemente considerato uno fra i maggiori teorici della politica ungherese del novecento. Forgács sovrappone una voce off che legge brani di testo a immagini tratte dal suo archivio famigliare e a materiale di repertorio. In particolare rielabora alcune sequenze – poco viste – della drammatica rivoluzione del ’56.
Nel clima di destalinizzazione inaugurato dal xx congresso del PCUS, scoppia una rivoluzione popolare che trova appoggio nel nuovo governo di Nagy. L’intervento militare sovietico schiaccia la rivolta provocando migliaia di morti, numerose deportazioni nell’URSS e l’emigrazione di migliaia di profughi. Di questa rivoluzione fallita, nata sull’onda di un movimento culturale assolutamente nuovo, Bibó č uno dei protagonisti. Dice Forgács di lui: “ L’apparizione di Bibó nel ’56 č stata come un lampo magico e irrazionale nella storia. Improvvisamente, l’autoritŕ morale era il popolo, l’autoritŕ morale era nella rivoluzione, e non c’era nessuno con il coraggio e le idee per gestire quello che stava per accadere, eccetto lui. E lui non era un combattente, era un intellettuale. Ma le sue parole erano cosě liberali, aggraziate, precise, capaci di afferrare definitivamente la sostanza del messaggio. La rivoluzione del ‘56 č l’esperienza piů importante che l’Ungheria abbia mai avuto. E, a quei tempi, Bibó era uno dei guardiani della luce”.
“Ancora una volta – scrive Paolo Vecchi – il regista centra in maniera ammirevole un duplice obbiettivo: la decantazione di fasi chiave della storia e della cultura nazionale attraverso lo scardinamento dei meccanismi classici di fruizione; la costruzione di un “romanzo” grande e anomalo, una “installazione” effettuata da un artista concettuale che con essa tende a definire i contorni di una sofferta identitŕ”.

 

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