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Angelos’ Film
Il film di Angelos
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di Péter Forgács
b/n e colore, 60’, video
Olanda 1999
Compositore: Tibor Szemzö
Musiche: The Gordian Knot
Montaggio: Kati Juhász
Voci narranti: Johanna Ter Steege, Charlotte Van Dijk, Ad Van
Kempen
Ricercatori: Paul Methenitis, Judi Kepes, Fotos Lambrinos, Péter
Forgács, Florence Sarrazin, Valeria Di Bitonto, Kay Gladstone, Paul
Sargent, Anke Battem, Frau Eggert, Frau Buchholz
Produttore: Cesar Messemaker
Produzione: Lumen Film Production in co-produzione con
VPRO-television |
Grecia, 1940: le truppe italiane entrano ad Atene, seguite sei mesi dopo
dall’esercito tedesco. L’occupazione straniera dà luogo a un movimento
clandestino di resistenza greco che innesca una sanguinosa guerra civile.
La tragedia della seconda guerra mondiale e gli effetti dell’occupazione
nazi-fascista su territorio greco sarebbero stati privi di immagini se il
signor Angelos Papanasstassiou, prima agente di cambio, poi imprenditore e
infine consigliere comunale ad Atene, non avesse avuto la passione del
film amatoriale. Passione che coincise col coraggio, in un’ epoca in cui
il semplice atto di fotografare era punibile con la morte. Mettendo a
rischio la propria vita Angelos filma le atrocità naziste, l’orrore delle
fosse comuni, i partigiani impiccati per strada, le esecuzioni di massa,
la fame della popolazione, i corpi torturati dei sopravvissuti e quelli
dei morti. Contemporaneamente, con la sua piccola cinepresa, documenta la
sua vita famigliare: la nascita della figlia, il sorriso della moglie, le
feste con gli amici. Alla fine della guerra Angelos consegna alle autorità
i suoi “war-films”, che verranno poi utilizzati come prove dei crimini
commessi dai nazisti durante il processo di Norimberga.
Forgács, dopo un capillare lavoro di ricerca, monta le riprese rubate alla
guerra con quelle girate in famiglia, facendo collidere la grande storia
con quella privata: con uno stridore agghiacciante vediamo i gerarchi
nazisti posare 3622 davanti alle colonne del Partenone affiancate alla
documentazione dei primi passi della figlia di Papanasstassiou. Nel film
di Forgács l’occhio che guarda è un organo bifronte, che rovescia
continuamente il suo statuto e il suo punto di vista: gli home-movies
hanno la felicità come oggetto, il documento storico attesta la paura del
corpo sociale. In questo modo la vita e la morte, la gioia e l’orrore
stanno fermi, uno di fronte all’altro, si accerchiano in assedio; le
immagini fanno battere il cuore del singolo e quello della storia.
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