Sulla creazione di poemi
visivi. Il ruolo delle immagini-impronte e dei testi di Sándor Márai e
Ludwig Wittgenstein
Intervista con
Péter Forgács a cura di Gianmarco Torri
L'intervista si concentra su due video-saggi di Péter Forgács, “Márai: Herbal” (1991) e “Wittgenstein Tractatus” (1992), particolarmente
rappresentativi di una parte meno nota del suo lavoro sul found footage e
realizzati con un approccio alle immagini meno legato al contesto storico.
I testi di cui si parla, e che accompagnano le immagini dei due film, sono
tratti rispettivamente dalla raccolta di aforismi "Füveskönyv" (tr. lett.
erbario, album delle erbe) dello scrittore ungherese Sándor Márai,
pubblicato nel 1943 e dalle opere del filosofo austriaco Ludwig
Wittgenstein (in particolare il "Tractatus logico-philosophicus" del 1921
e le"Osservazioni filosofiche" pubblicate postume nel 1964).
Vorrei chiederti di parlare del modo in cui hai lavorato in "Márai: Herbal"
e "Wittgenstein Tractatus". Mi sembra che queste due opere rivelino un
approccio alle immagini un po' diverso rispetto ai tuoi lavori più noti,
un approccio più libero e meno legato alla ricostruzione storica.
Il mio lavoro con il found footage, con i film amatoriali e i film di
famiglia, ha avuto origine da due elementi che sono stati sempre presenti
a partire dal 1982: la performance e l'archiviazione.
Ciò significa che da una parte c'è la missione dell'archeologo che tenta
di scoprire che cosa sta dietro le immagini, o quali sono i significati
delle immagini e come questi significati cambiano ricollocandole in un
diverso contesto, dall'altra c'è l'esperienza della performance in cui non
seguo necessariamente il percorso storico di una famiglia o il contesto
storico generale, ma sono portato a considerare le immagini come impronte
[imprints], nel significato che dava a questa parola Konrad Lorenz quando
studiava i comportamenti delle anatre, voglio dire cioè che le immagini
contengono una "traccia" che è separata dal messaggio, dal significato o
dalla volontà originaria del cineamatore.
Ci sono allora questi due possibili approcci, nel senso che si possono
utilizzare le immagini per se stesse oppure cercare di scoprire la storia
che si nasconde dietro il filmato.
E' vicino a ciò che i dadaisti facevano all'inizio del ventesimo secolo, a
ciò che accade oggi nella corrente musicale del Remix, questo riciclaggio
di materiale "trovato" è ormai un approccio molto comune, potremmo dire
usuale, tanto da far parte del linguaggio visivo contemporaneo, non
necessariamente artistico.
Ma queste due opere hanno anche un'altra importanza per me, quella di
porre questi due piccoli poemi visivi sotto la luce del testo, in modo che
il testo, il testo di Wittgenstein o il testo di
Márai, collabori con le
immagini, come in un collage.
Noi sappiamo che la vita verbale delle parole è diversa dalla loro vita
visiva, eppure queste due cose interagiscono nel momento in cui cerchiamo
di dare dei nomi alle cose; ecco allora che le parole del testo mettono le
immagini in una luce differente e producono una sorta di stratificazione
dei significati, li combinano in una forma poetica libera.
Altri miei lavori in video, come le installazioni o i video in cui non
lavoro col found footage, vanno più in questa direzione, come anche le
performances.
Ed è sempre difficile scegliere di seguire l'origine storica di
un'immagine ponendola nel quadro di una vicenda familiare o in una
dimensione più ampia, riutilizzandola o interpretandola attraverso il suo
significato storico, perché questo ci trasporta immediatamente in un'altra
epoca, in cui le abitudini, i comportamenti, gli stili, le strutture
sociali, il linguaggio, il cibo, le connessioni, la gerarchia e i rapporti
familiari erano completamente differenti.
Ma quando guardiamo queste immagini ci rendiamo conto che ci mandano un
messaggio assolutamente oltre il verbale. Apparentemente questa è una
contraddizione perché stiamo parlando di un insieme di parole e immagini,
ma le immagini dicono molto più delle parole - tranne quando parliamo di
un linguaggio molto poetico.
Sembra infatti che usi le immagini in maniera più evocativa.
Dal momento della nostra nascita cresciamo con le immagini, vediamo cose
che non sappiamo nominare, poi ne impariamo i nomi, ma questo avviene
molto dopo; così le immagini mantengono quel rapporto emozionale che può
esserci nel rapporto tra madre e figlio, e anche se gli odori e l'udito
sono certamente altrettanto importanti, le immagini sono davvero una delle
prime cose, ed hanno un significato molto speciale nel regno della
percezione non verbale.
Quindi, quando ho selezionato le immagini per questi due video-saggi, sono
stato attento a trovare immagini che rappresentassero impronte molto
forti, che fossero in una relazione non didascalica con il testo e che
avessero una loro vita autonoma nell'immaginario dello spettatore.
Questi due lavori non sono in effetti molto distanti uno dall'altro,
perchè cercano entrambi di costruire una specie di collage caleidoscopico,
estraendo le immagini dal loro contesto originario (come un archeologo che
diventa disc-jockey) e con l'aggiunta del testo.
Ecco perché utilizzo brevi frammenti, perché allora interagiscono tra
loro, e questo è il primo livello. Qualunque cosa si pensi di questi due
lavori, sono entrambi molto visuali, molto musicali, ed i testi sono
selezionati accuratamente per giocare con le immagini, o attivarle, o
esplorarle, o interrogarle, ma mai per parlare delle immagini, così come
le immagini non tentano mai di spiegare il testo. Sono connesse ma in una
sfera più ampia, come "la mia infanzia" (...quando
Márai dice nel film
"nella mia infanzia, stavo guardando fuori i tetti innevati...").
Questo rapporto tra testo e immagini è forse più evidente in "Wittgenstein
Tractatus", dove diventa esplicita la tensione tra linguaggio e realtà.
Il Tractatus di Wittgenstein è una rivoluzione nella comprensione dei
nessi tra linguaggio, conoscenza e significato. Al di là delle sue
concezioni matematiche, quando Witgenstein parla dei "giochi linguistici",
nelle "Osservazioni filosofiche", dice qualcosa di molto importante, ed
utilizza per spiegarlo esempi molto interessanti, come "che cos'è il
dolore?".
Se io ti dico che ho mal di testa, puoi comprenderlo? Tu sai dalla tua
propria esperienza che cosa è il mal di testa, tuttavia non sai veramente
che cosa sto dicendo; c'è un accordo sul fatto che tu capisca che cosa sto
dicendo, che cosa significhi il dolore, ma non provi davvero dolore.
E c'è un esempio ancora migliore, e cioè che cosa è bello, che cosa è
piacevole. Wittgenstein propone che il significato delle parole sia
formato all'interno del "gioco linguistico", ed ecco che allora
improvvisamente troviamo un accordo su cosa sia bello.
Wittgenstein era una di quelle menti uniche che riescono a trarre la
filosofia dalla vita quotidiana; è molto importante, perché c'è questo
found footage quotidiano, che non è assolutamente importante da un punto
di vista propriamente filmico, e ci sono le sue idee, la sua capacità di
trasformare le cose più comuni in osservazioni filosofiche, e questo mi ha
offerto una grande occasione.
Wittgenstein ha una certa poesia, un approccio poetico alla filosofia che
lo rende affascinante anche agli occhi di un dilettante come me, in
filosofia.
In questo lavoro lo spettatore deve riflettere sulla questione: qual'è la
connessione tra il testo e l'immagine? Si crea una tensione a trovare una
risposta o comunque a chiedersi: che cosa significa, perchè è così?
Questo è uno degli obiettivi principali, non tanto per provocare, ma per
cercare di costruire questo video-saggio rimanendo fedeli al pensiero di
Wittgenstein, non approfittandone, non illustrandolo, non spiegandolo, non
commentandolo, non facendone un clip.
Dalle cose che dici sembra quasi che il pensiero di Wittgenstein abbia in
qualche modo influenzato il tuo modo di lavorare con il materiale
amatoriale, il tuo modo di guardarlo.
No, non proprio, è stato piuttosto il contrario, un'occasione per
esplorare il mio percorso. Essendo stato fotografo, artista grafico,
avendo studiato arte, la mia impostazione deriva più dall'essere a
contatto con vecchie fotografie, immagini graffiate, facendone collage o
riusandole, ha più connessioni con il cinema d'avanguardia russo,
francese, spagnolo, tedesco, americano, dove questa forma di riciclaggio è
stata praticata almeno dall'inizio degli anni '50.
Questi due film sono il risultato di un tentativo di sperimentare questa
forma del collage, cercando di trovare una musicalità pura delle immagini.
Associazione Home Movies
Milano, 7 dicembre 2003
top>
|