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cinema2
home+movies
Bologna,
28 giugno – 5 luglio
Programma
e testi a cura di Pauline de Raymond, Sergio Fant e Paolo Simoni
con
la partecipazione di Associazione Home Movies e Cinémathèque
Française
in
collaborazione con Lightcone (Parigi), Sixpackfilm
(Vienna), E.M.A.F.
Cinema
Louis Lumière (Sala 2)
Via
Azzo Gardino 65
www.cinetecadibologna.it
www.homemovies.it
Giovedì 3 luglio
Mort
à Vignole
(Belgio/1998) R.: Olivier Smolders. D.: 25’. V.
Venerdì 4 luglio
Happy-End
(Austria/1996)
R.: Peter Tscherkassky. D.:
12’.
Per
cinema2, la
sezione del Cinema Ritrovato dedicata al found
footage e alle più svariate forme di riciclaggio del cinema, il segno
grafico “+” tra home e movies
rappresenta il valore aggiunto alle immagini originali
dall’intervento dei filmmaker che hanno affrontato la delicata
rielaborazione dei film di famiglia. home+movies
è solo un (doppio) assaggio di un lavoro di ricerca ampio nel territorio
del cinema di famiglia.
Il
primo programma vuole spingersi fin dentro la famiglia, osservarne e
scomporne il funzionamento dall’interno, con alcuni film realizzati da
autori che lavorano direttamente su immagini della loro personale memoria
familiare.
Con
Mort à Vignole, Olivier
Smolders riflette sulla natura dei film di famiglia (non solo dei propri),
ma anche più in generale sul rapporto tra il cinema e la morte. In
Der
Fater, Noll Brinckmann “regola i conti” con il padre, attraverso
le immagini amatoriali e familiari da lui girate negli anni ‘30. Boris
Van der Avoort, nel suo
J’espère
que vouz allez bien, unisce in un abbraccio i film di tre generazioni:
quella dei nonni, dei genitori e la sua. Infine,
This
Side of Paradise non è un film di found
footage nel senso proprio, piuttosto un film di montaggio a distanza:
Jonas Mekas assembla solo nel 1999 il materiale girato tante estati prima,
quando frequentava la famiglia Kennedy, “insegnando cinema” ai piccoli
John Jr. e Caroline, pochi anni dopo la morte del padre.
Il secondo programma vuole analizzare e sovvertire le meccaniche dei film di famiglia, e mostrare un campionario dei modi in cui gli home movies possono essere smontati, rimontati, manipolati. Per farli rientrare in una sorta di catalogo teorico, i film di vacanza vanno ad esempio raccolti con precisione tipologica, come in Adria, in cui “opera” la mano precisa di Gustav Deutsch. Ma anche un solo gesto, reiterato, può diventare protagonista: in Happy-End di Peter Tscherkassky è il succedersi incessante dei brindisi familiari, ripetuti negli anni, a divenire motivo dominante e angosciante. Ma i film di famiglia possono venir sezionati anche al livello dell’emulsione, come nel caso di Home Movie di Cécile Fontaine, dove il supporto dell’immagine viene “torturato”, per costringerlo a svelare allo sguardo i suoi segreti. Possono raccontare storie, come in Passagen di Lisl Ponger, con le sue immagini turistiche al servizio di racconti orali di altri viaggi, di emigrazione, di esilio. Oppure raccontare la Storia, come in Günther 1939 di Johannes Rosenberger: l’etichetta sulla bobina ritrovata (“Heil Hitler!”) non mente sul contenuto e sulla “buona” fede di ogni famiglia nazista; il film originale è letteralmente capovolto nel quadro e ci riconsegna il lato più inquietante del cinema familiare. Variazione finale, Die Bilder di Marcel Schwierin, dove s’incontrano anonimi film amatoriali a colori e bergfilm anni ‘20: la memoria conduce lontano, dove meno ci si aspetterebbe, sulle vette più alte o sui petali di un fiore, frammenti che si compongono con la grazia e l’intensità che solo il ri-montaggio può così poeticamente evocare.
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